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Quando mamma e papà si separano

La separazione dei genitori per i figli è sempre una sofferenza. Soprattutto nella fascia di età 3-10 anni i bambini hanno una visione molto concreta delle cose, ed è pertanto difficile accettare un cambiamento così grande che comporta la perdita della presenza fisica di un genitore. Inoltre i bambini spesso non riescono ad esprimere verbalmente la sofferenza che covano dentro e possono quindi trovare altre modalità per farlo, manifestando piccole regressioni, problemi a scuola, nel comportamento o nella relazione con i pari. Se è vero che non esistono magiche modalità di indorare pillola, è anche vero che gli adulti possono impegnarsi a gestire accuratamente la situazione, evitando di caricarla ulteriormente.

Ecco allora alcuni consigli pratici per gestire al meglio le dinamiche della separazione:

  • Parlare con i bambini, spiegando con sincerità e semplicità che anche se l’amore tra mamma e papà è finito questo non influirà in alcun modo sull’amore per i figli e che questi non ne sono in alcun modo responsabili (può sembrare assurdo ma i bambini tendono molto spesso a darsi la colpa dell’accaduto);
  • Organizzare delle routine che preservino la continuità del rapporto con il genitore che si allontana da casa, in modo da rendere il distacco più tollerabile;
  • Evitare di mettere in cattiva luce l’altro genitore: questo genera nei bambini confusione e sofferenza perché implicitamente sentono di doversi schierare con l’uno o con l’altro, quando hanno necessariamente bisogno della presenza di entrambi;
  • Evitare ogni tipo di manipolazione volta a cercare di essere visto come il genitore migliore (per esempio fare molti regali o lanciare messaggi subdoli ed ambigui di confronto con l’altro genitore);
  • Tollerare dei momenti di regressione nei bambini più piccoli: potrebbe essere una modalità di espressione del disagio che stanno vivendo o un tentativo inconscio di ritornare a “quando andava tutto bene”;
  • Sarebbe bene cercare di moderare le emozioni nei confronti del partner, evitando così di accumulare rabbia, frustrazione e nervosismo che si ripercuotono inevitabilmente su tutto il nucleo familiare. Quando non si riesce a gestire la situazione con queste modalità è opportuno rivolgersi ad un professionista che possa aiutare la coppia a dialogare fornendo gli strumenti necessari per mantenere un equilibrio a lungo termine.

Non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto ad uno psicologo, questo è , anzi, un atto di grande intelligenza e coscienza verso sé stessi e verso i propri figli ed anche se in un primo momento può comprensibilmente essere doloroso, inciderà poi sul miglioramento della qualità di vita negli anni avvenire.

Autore:

Dott.ssa Ilaria Paolucci

Psicologa dell’età evolutiva

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