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Riconoscere e gestire i disturbi d’ansia nell’età evolutiva

L’ansia di per sé non è sempre da considerarsi con un’accezione negativa! Al contrario spesso svolge una funzione altamente adattiva: pensiamo ad esempio a quando un bambino si trova a fronteggiare improvvisamente  una pioggia fortissima accompagnata da tuoni e fulmini; oppure ad un estraneo che vuole a tutti i costi prenderlo in braccio…. è del tutto normale e sano che in situazioni come queste il bambino manifesti ansia e probabilmente i pianti e le urla in questi casi serviranno da richiamo affinché il genitore possa rassicurarlo e calmarlo, offrendogli la protezione di cui ha bisogno.

Il confine tra un’ansia giustificabile ed un disturbo d’ansia appare talvolta labile, ma può essere demarcato seguendo alcuni criteri:

  1. La fase evolutiva che il bambino sta vivendo :  se a 2-3 anni è plausibile che il bambino manifesti ansia di separazione, paura del buio, paura di alcuni animali, paura dei tuoni etc., a 8-9-10 anni non lo è più;
  2. L’intensità e la frequenza con cui l’ansia si manifesta: un episodio “una tantum”; tutti i giorni o tutte le notti; più volte al giorno o durante la notte; con un intensità gestibile da parte del genitore o totalmente fuori controllo (il bambino appare inconsolabile);
  3. La compromissione della qualità della vita: l’ansia è tale da portare il bambino ad isolarsi o interferire con la sua vita sociale e/o attività ludiche o scolastiche.

E’ da tener presente che durante l’età evolutiva l’ansia tende a manifestarsi principalmente sotto forma di preoccupazioni relative agli impegni scolastici o alle prestazioni (ad esempio sportive, musicali o sociali), che possono arrivare a causare un disagio clinicamente significativo facendo sperimentare costantemente un vago senso di “ oppressione” e di “peso”. Molto spesso a questo si associano sintomi fisici e psichici ben precisi come mal di testa ricorrenti, crampi addominali, nausea, difficoltà ad addormentarsi, sudorazione, tachicardia, difficoltà a concentrarsi e mantenere l’attenzione.

Risulta davvero difficile poter identificare una singola causa alla base di un disturbo d’ansia, è molto più probabile che più fattori concorrano insieme nel generarlo, tra cui la vulnerabilità temperamentale (ovvero l’avere probabilmente familiari prossimi affetti dallo stesso disturbo) e lo stress di tipo fisico (malattie, ospedalizzazioni) e psicologico (lutti, traumi, separazioni, nascita di un fratellino, trasferimento in altra città, passaggio da scuola primaria a secondaria…).

Diagnosi e cura del Disturbo d’ansia nell’età evolutiva si inseriscono all’interno di un intervento clinico efficace e mirato, generalmente di stampo cognitivo comportamentale, in grado di comprendere la reale natura del problema in sinergia con i genitori ed avvalendosi di strumenti “tarati” sull’età del fanciullo.

COSA PUO’ FARE UNA TERAPIA PSICOLOGICA

  • Introdurre i genitori e il bambino al concetto di legame tra situazioni-pensieri-emozioni;
  • Fornire ai genitori gli strumenti per esercitare più efficacemente il proprio ruolo;
  • Insegnare a monitorare e identificare i pensieri ansiosi;
  • Spiegare l’effetto delle distorsioni cognitive tipiche del pensiero ansioso;
  • Insegnare la capacità di generare pensieri calmanti basati su una realistica valutazione dell’evento scatenante;
  • Insegnare tecniche di rilassamento e di autocontrollo.

COSA POSSONO FARE GLI ADULTI IN COLLABORAZIONE CON LO PSICOLOGO

  • Aiutare il bambino a riconoscere ed esprimere le emozioni che sente;
  • Spiegare cosa sono l’ansia e la paura;
  • Fornire al bambino un buon modello: un genitore ansioso e costantemente nervoso non potrà essere di alcun aiuto nell’affrontare le proprie paure ed ansie;
  • Mantenere un atteggiamento calmo, di comprensione ed empatia nei confronti di ciò che il bambino sente;
  • Incoraggiare e sostenere i suoi tentativi di gestione dell’ansia;
  • Nutrire il bambino di amore, creando un ambiente familiare sereno in cui ognuno possa esprimere liberamente le proprie emozioni;
  • Premiare gli sforzi ed i piccoli risultati ottenuti in modo da accrescere la sua autostima.

Non è mai opportuno ignorare o sottovalutare i segnali che il bambino ci invia, pensando che siano capricci passeggeri o di poco conto. Occorre piuttosto avere un atteggiamento premuroso ed attento, osservando con cura tutti gli eventuali cambiamenti comportamentali che il bambino manifesta e predisponendosi a farsi strumento per aiutarlo a recuperare il suo benessere psico-fisico.

Autore:

Dott.ssa Ilaria Paolucci

Psicologa dell’età evolutiva

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